Intervista a Pamela Cioni, editor di Caminito, nuova casa editrice fiorentina Come nasce Caminito e perché? Caminito nasce nel 2003 grazie a un concorso per nuove idee imprenditoriali bandito dal comune di Firenze. In realtà l’idea era già nell’aria da tempo: da circa un anno noi quattro attuali soci avevamo discusso della possibilità di aprire una piccola casa editrice che si occupasse di letteratura e cultura latinoamericana, una passione comune. Tutti noi, per differenti motivi e diversi percorsi di studio, di vita e di lavoro siamo legati all’America Latina. Fra l’altro uno dei soci, l’ispiratore del progetto e direttore editoriale di Caminito, è argentino. A lui dobbiamo il nome (Caminito è il colorato quartiere italiano di Buenos Aires) e tutti i contatti con gli scrittori che abbiamo poi incluso nel nostro piano editoriale.
Quale genere di autori e di opere vorreste presentare? Da appassionati del “genere” ci siamo accorti che in Italia lo sguardo sull’America Latina era viziato dallo stereotipo del realismo magico, e che molti degli scrittori più letti nel nostro paese corrispondevano a questo canone; inoltre le grandi case editrici, paradossalmente, non fanno ricerca, non tentano di scoprire nuovi autori o nuovi talenti, ma si fermano ai soliti noti che piacciono e che vendono… fino a quando il pubblico non si stancherà. Da qualche anno a questa parte, a dire il vero, grazie ad alcune iniziative editoriali come la collana “La frontiera scomparsa”, curata da Luis Sepúlveda per Guanda, la NET del Saggiatore o alcuni bei volumi della Marco Tropea Editore, molti nomi di giovani e giovanissimi autori stanno arrivando anche da noi e soprattutto si esplorano generi come il giallo e il noir. Parlo di scrittori come Leonardo Padura Fuentes, Daniel Chavarría, Rolo Diez, del colombiano Santiago Gamboa e diversi altri. Insomma qualcosa si sta muovendo, ma certo l’universo latinoamericano è immenso e, con i nostri limitatissimi mezzi, ci piace andare in cerca di autori inediti o poco conosciuti in Italia che i grandi gruppi editoriali non sono interessati a promuovere. Non a caso lo slogan che accompagna il logo di Caminito è “Alla Riscoperta dell’America Latina”: un’esplorazione senza pregiudizi e al di là dei luoghi comuni del panorama letterario latinoamericano, a partire da quelli che in patria hanno già ottenuto riconoscimenti come Barón Biza, César Aira o Juan Damonte (tutti scrittori la cui biografia è interessante quanto la trama dei libri) fino ad arrivare a raccolte di racconti di autori sconosciuti ma a nostro avviso molto validi. Oltre a questo, stiamo pensando ad una ripubblicazione di classici, per esempio Roberto Arlt. Comunque, l’idea fondamentale della casa editrice è individuare progetti culturali: creare intorno alla pubblicazione di un libro un “movimento” di più ampio respiro. Finora i libri pubblicati sono saggi attorno ai quali si è potuto costruire un percorso e aprire un dibattito, ad esempio: Il governo Lula. Dall’illusione alla realtà di Osvaldo Coggiola o La sinistra e le città. Partecipazione nei governi locali dell’America Latina curato, fra gli altri, da Giovanni Allegretti. Molte delle opere prese in considerazione da Caminito rispecchiano questo spirito e questo desiderio: c’è in programma un progetto sulla letteratura femminile argentina in collaborazione con la libreria delle donne di Buenos Aires, una pubblicazione sui desaparecidos, ma anche una raccolta di racconti di giovanissimi esordienti di varie nazionalità e una “ricognizione” della letteratura dominicana. Pur essendo piccoli, contiamo già su una rete molto attiva, coltivata nel tempo, oltre che in Argentina e a Cuba, in Perù, Colombia, Messico e Costa Rica.
A quali lettori vi rivolgete? Abbiamo pensato da subito a un pubblico colto, i cosiddetti “lettori forti”: ci rivolgiamo a chi non si accontenta dello stereotipo, ai curiosi, a chi si occupa di America Latina per studio o lavoro e infine a chi vuole approfondire le proprie conoscenze…
La piccola editoria è spesso caratterizzata da una grande cura artigianale fin nella veste grafica. Come si presentano i vostri libri? Finora abbiamo pubblicato due saggi, facendo una scelta in controtendenza, che hanno l’aspetto di instant book, perché effettivamente dovevano rispondere a esigenze legate al tempo - la presenza dell’autore nel primo caso e nel secondo la presentazione a Porto Alegre -, ma per la narrativa avremo una veste grafica molto particolare, curata da Nicola Chierici, pittore e grafico fiorentino. Si tratterà di copertine a “tinte forti”, colori netti come il nero o il rosso con un disegno al centro di una cornice circolare che suggerisce il vinile, e il nome dell’autore o il titolo dell’opera in grande risalto.
Non è facile per una piccola casa editrice farsi spazio nel mercato. Su che cosa puntate per conquistare lettori? Vogliamo suscitare la loro curiosità e, come ho già detto, creare intorno a Caminito un progetto più ampio che vada incontro a chi è appassionato della letteratura e della cultura dell’America Latina. Certo non mancano problemi legati alla promozione e alla distribuzione, ma contiamo di raggiungere il nostro pubblico attraverso eventi, fiere, recensioni e il nostro sito -http://www.caminitoeditrice.com/ - dove si possono trovare approfondimenti e anticipazioni dei libri in uscita.
Quali sono i vostri progetti futuri? In parte li ho già elencati. Andremo avanti con la narrativa. Per il prossimo autunno sono previsti un noir, Chau papà di Juan Damonte, e un’autobiografia romanzata del giornalista e scrittore argentino Jorge Barón Biza ambientato per metà a Milano, El desierto y su semilla. Entro la fine dell’anno usciranno anche alcuni racconti di Arlt, di cui ci proponiamo di tradurre tutta l’opera, e i racconti di fantascienza Tijuana Express tradotti da un esperto del genere, Raul Schenardi.
di Ilide Carmignani Data dell'ultimo aggiornamento: 30 agosto 2005
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