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Cartoni letterati
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intervista a Santiago Vega, ideatore di

" “Bailantero sin cumbia”. Si definisce così Washington Cucurto, giovane scrittore argentino, al secolo Santiago Vega,  durante il soggiorno europeo che lo ha portato per un lungo periodo lontano dalla sua Buenos Aires, dalle sue “balere” e dalla sua musica preferita, la cumbia, appunto.

Relegato da quattro mesi nella prestigiosa Akademie Skloss di Stoccarda – dal significativo nome di “Solitude”-  Cucurto si trova in Germania con una borsa di studio vinta grazie ai suoi romanzi e soprattutto grazie al “caso” editoriale di Eloisa Cartonera.

E’ lui infatti insieme al grafico Javier  Barilaro che, ormai tre anni fa, ha dato vita a un’ insolita iniziativa “socio-culturale”: una casa editrice che pubblica libri di autori consacrati (in catalogo inediti di Aira e Fogwill) e giovani promettenti, fotocopiati e rilegati con copertine di cartone disegnate a mano.

Circa 60 sono i titoli usciti per Eloisa. Alcuni con tirature superiori alle mille copie. Il prezzo è basso (meno di un euro a libro) ma sufficiente a coprire le spese e il lavoro delle 14 persone che oggi lavorano nella cooperativa.

Nata in un deposito di cartone denominato “No hay cuchillo sin rosas”, insieme alla galleria d’arte “Bellezza e Felicidad” gestita da  Fernanda Laguna  (altra artista e promotrice dell’ iniziativa) e a un negozio di frutta e verdura, questa singolare casa editrice arruola cartoneros che vendono qui i loro cartoni (comprati a prezzo superiore che altrove) e poi li trasformano in oggetti artistici e letterari.

Come è cominciata l’avventura di Eloisa Cartonera?
Volevo diffondere i miei primi romanzi e i miei racconti tra gli amici così ho cominciato a fotocopiarli e rilegarli a mano. Poi con Javier abbiamo pensato alle copertine di cartone. Abbiamo visto che piacevano molto e che gli amici ce ne chiedevano sempre di nuovi… Pian piano ha preso corpo l’idea di una vera e propria casa editrice “alternativa”. Eloisa era il nome di una ragazza boliviana su cui Javier voleva fare colpo all’epoca…

Quanto c’entra a crisi argentina con questo metodo “alternativo” di produzione dei libri?
Molto. Erano gli anni post-crisi, anni difficili ma, per questo, anche molto creativi. Molti, anche ex benestanti, si erano trasformati in cartoneros. Tutti cercavamo di uscire da quel periodo: Eloisa è una piccola goccia ma ha fatto scalpore, anche più di quello che mi aspettassi. Adesso infatti conta tante “filiali” in America Latina: Cile, Perù e due in Brasile. E’ un progetto semplice ma efficace. Unisce tante realtà diverse: da un lato permette ad alcune persone di imparare un mestiere e viverci, dall’altra permette a tanti giovani scrittori di farsi conoscere attraverso un canale alternativo. Inoltre a Eloisa è legata l’idea della trasformazione, del riciclaggio di materiale che diventa altro. Il cartone si trasforma da imballaggio a copertina di libri… Si tratta di un recupero materiale e simbolico. E i  ragazzi che ci lavorano si rendono conto che possono fare qualcosa di più che raccogliere cartoni.

Come vengono distribuite e diffuse le opere di Eloisa?
Anche questo avviene in modo “alternativo”: i libri si vendono per strada, in chioschi allestiti per l’occasione e spesso sono uniti a performance artistiche. Ci sono anche alcune librerie che ci comprano in anticipo i libri. La vendita è l’unico modo che abbiamo di sostentarci. Eloisa non ha e non cerca altri tipi di finanziamenti. Oltre che alternativa vuole continuare ad essere una realtà autogestita e indipendente.

Ex venditore ambulante, ex impiegato in un supermercato, ex musicista, letterato per divertimento, Washington Cucurto ha un solo obiettivo, lasciare la “Solitude” e tornare a casa da moglie e  figli e lavorare a Eloisa che ha molti altri progetti in programma:  produrre cd con copertina di cartone (Eloisa musical) e creare una linea di abbigliamento con vestiti usati (Eloisa costurera). Tanti modi di esprimersi, di valorizzare il lavoro manuale, creare opere d’arte e speranza".

di Pamela Cioni

(un estratto dell'intervista è comparso su il settimanale "Left" del 24 febbraio 2006)