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Sport people
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In un mercato editoriale avaro di titoli sul tema, la Caminito Editrice ha avuto il coraggio ed il merito di credere in Daniele Cioni e nel suo “Dimensione Ultras. Viaggio nel tifo organizzato italiano”

Dimensione Ultras

Trecentocinquantacinque corpose pagine che proprio tramite Sport People è possibile acquistare alla modica cifra di quindici euro. Modica non solo in rapporto allo spessore volumetrico ma soprattutto allo spessore qualitativo del lavoro con cui questo giovane toscano ha segnato il proprio esordio letterario.

Con la tesi ad indirizzo sociologico intitolata “Tifo organizzato e identità collettiva. Il fenomeno ultras nel calcio”, Daniele Cioni, oltre a laurearsi presso la Facoltà di Scienze Politiche di Firenze, ne ha tratto anche spunto per pubblicare il libro in questione.

Agli antipodi delle pubblicazioni che grande ribalta stanno ottenendo nell’ultimo periodo, “Dimensione Ultras” non racconta di trasferte, scontri epici, rivalità, derby infuocati. Parla piuttosto di tutto questo messo insieme ma visto da un’angolatura molto distante e diversa dai canoni di cui sopra.

Il taglio è quello dell’indagine con approfondimenti molto curati ed una serie di rimandi a citazioni di altri studiosi famosi che hanno già visto il fenomeno da quest’ottica come Valerio Marchi, Antonio Roversi o ancora Marsh, Rosser, e Harré, il trio della cosiddetta “Scuola di Oxford”.

La struttura della tesi universitaria è rimasta pressoché immutata ed ogni facciata dello scritto è ben farcita di note a piè di pagina. Abbondano spiegazioni dei passi più ostici o indicazioni del libro da cui vengono ripresi dati concetti, con tanto di casa editrice e anno di pubblicazione. Se per i meno addentro ciò risulta un grimaldello per aprire i catenacci di passaggi oscuri, altresì meno snella e scorrevole risulta la lettura per chi invece proviene dal medesimo background culturale trattato. Un po’ come riportare le tabelline in un libro di matematica universitaria, suona quantomeno ripetitivo sottolineare frangenti che ignora solo l’italiano medio, quello troppo pieno di sé e dei suoi pregiudizi per poter, pur casualmente, trovarsi a leggere tali parole.

Mantenere l’ossatura della tesi è stata dunque una scelta non proprio felicissima: occorreva tenere in conto che da una discussione di una tesi ad una divulgazione di settore, cambia completamente il pubblico ed una serie di opportune sgrossature si rendevano indispensabili, inevitabili.

Il percorso dell’analisi è molto arguto: si parte dall’analisi del gioco in genere e poi del calcio, dai suoi effetti sulle masse. Lo sport usato prima dal potere come strumento di propaganda (specie nell’epoca dei regimi nazi-fascisti) poi come imbonitore sociale. Panem et circenses per sfogare nelle valvole di sicurezza delle arene i malumori e le tensioni dell’Urbe, evitando che l’ira popolare si riversasse contro i governanti. Tanto nella Roma antica quanto nell’era moderna, si realizza però spesso l’esatto contrario e i luoghi del controllo finiscono per diventare i luoghi della contestazione.

Dalla ribellione al ribellismo il passo è breve.
Dal gioco si passa poi a studiare le forme di aggregazione attorno ad esso. Il momento ricreativo all’inizio era proprio lo sport stesso, fino a quando regole e norme sempre più rigide hanno finito per circoscrivere lo spazio ludico. Impossibilitati ad assecondare l’istinto e gli impulsi, fisici e mentali, sempre più persone si sono ritagliate il proprio momento di libertà dalle convenzioni sulle gradinate attorno agli eventi sportivi, dove nel tempo si sono moltiplicati i comportamenti fuori dagli schemi. La nascita e la crescita del movimento ultras si sviluppa proprio su questa linea. Da qui prosegue poi il percorso attraverso “Sindrome di Andy Capp”, “Riserva maschio violento”, “Violenza rituale” e tutta una serie di teorie comunque già largamente trattate.

Quella di Cioni è un valido excursus tra tutto questo. Il demerito – se di demerito si può parlare - è quello di non aver azzardato nel dare una propria impronta, limitandosi ad una enunciazione di altrui scritti e pensieri.

La parte più bella in assoluto è di certo la conclusione, con una serie di sette interviste a vecchi capi della Fiesole e della Ferrovia di Firenze. Ne viene fuori uno spaccato molto interessante e la conferma che per quanto si possa dire e scrivere, il fenomeno ultras si presta ancora ad ulteriore studio, sfugge ancora ad ogni classificazione e a qualsiasi etichetta. Una serie di poche risposte secche, di gente che la curva la vive dal di dentro, e anni di solide congetture e valide ipotesi socio-pedagogiche sembrano crollare come un castello di sabbia.

Dalle parole finali dei personaggi chiamati in causa, traspare una certa sensazione diffusa che il mondo degli ultras sia agli sgoccioli, ma da questa sintesi perfetta di mille contraddizioni che i ragazzi di stadio rappresentano c’è da augurarsi che le curve continuino per lungo tempo ancora ad essere la spina nel fianco di una società arresa da tempo a perbenismo e falsità.

Libro valido ma non per menti semplici…
       

A cura di Matteo Falcone
Per Sport People n°12/2006   
www.sportpeople.it