È un libro choc. Può non convincere, fa male, ma merita attenzione il saggio “Il governo Lula: dall’illusione alla realtà” che inaugura la collana ‘Interferenze’ della neonata casa editrice Caminito, che vuol diffondere opere di autori latinoamericani poco conosciuti o inediti in Italia. L’autore è Osvaldo Coggiola, docente di storia all’Università di S. Paolo e vicepresidente di ANDES, il sindacato brasiliano che rappresenta i 220.000 docenti universitari che l’anno scorso organizzarono il primo sciopero nazionale contro il neo-insediato governo Lula.
Il saggio è un’analisi impietosa della deriva di una politica non intenzionata a combattere il capitalismo, ma che si accontenta di smussarne l’aspetto neoliberista, trattando su molti valori alla luce del ‘principio di realtà’. La versione italiana lo denuncia fin dal titolo, in Brasile addomesticato nel più neutro ‘Dalla speranza alla realtà’, suggerendo un ribaltamento del suo contenuto. Il titolo italiano è filologico, visto che l’autore sostiene che la speranza riposta in Lula da tanti militanti non potesse che essere una pia illusione per chiunque avesse seguito fin dall’inizio il percorso politico dell’ex-leader sindacale. Purtroppo il libro non è una ‘fiction’, ma una collezione di indizi pesanti della virata al centro di un esecutivo sempre più ostaggio delle grandi istituzioni finanziarie internazionali e della grande borghesia produttiva, esemplificata dal direttore della Banca Centrale, ex-dirigente della Bank of Boston, il più grande creditore del colossale debito estero brasiliano.
Coggiola è troppo legato alla conoscenza del percorso umano di Lula per mantenere l’analisi sul piano politico. A tratti cade quindi nel ‘pettegolezzo storico’ analizzando personaggi ed eventi privati che fa assurgere a simbolo di come il potere corrompa gli uomini. Ciononostante, il testo è ben documentato e presenta un’analisi di forte respiro, in particolare esaminando il ruolo ‘riequilibratore’ svolto dal nuovo Brasile sull’immagine dell’intera America Latina, e le influenze che – attraverso le reti lunghe della globalizzazione – la nuova ‘corsa al centro’ va determinando persino sul riavvicinamento delle correnti del partito italiano di RC, attraverso la ‘morte’ indotta nella IV Internazionale.
Coggiola non tralascia sintomi: lo svanire del Mercosul, la rinascita dell’Alca (che rivitalizza le mire imperialiste USA accontentandosi di strappare piccole concessioni per singoli stati), la revoca del bando agli OGM, le privatizzazioni. Ogni apparente conquista è una vittoria di Pirro: ad esempio il temporaneo fallimento di Cancun, o il programma Fame Zero, di cui si analizzano gli esiti favorevoli alle grandi multinazionali dei supermercati.
Mai Coggiola accusa Lula di malafede: si limita a ricercare i limiti della sua visione economica, della formazione culturale, del suo carattere accentratore, piacione e avverso all’azione parlamentare, per sentenziare che il PT non è mai stato di sinistra o, se lo è stato, si limita al livello di enti locali e di militanza di base. Ciò che colpisce nel testo è il clima di sospensione in cui il Brasile vive: nella disillusione dei tanti ideali, nel ritrarsi di molti movimenti sociali (come MST e MNLM) dalla scena invasa dai partiti, nella mancanza di un’alternativa politica sia di destra che di sinistra. Nichilismo? No. Coggiola ritrae un Brasile che aspetta ancora che si faccia ‘qualcosa di sinistra’, che è certo di risvegliarsi presto dal brutto sogno, che spera che il Forum Sociale Mondiale rialzi la testa, e smetta di essere solo un luogo di dibattito per diventare un luogo di ‘soluzioni’. Soprattutto, Coggiola mostra di credere che – nello spegnersi di una speranza – altre fiammelle nascono: in particolare, la lotta di base argentina e la prossima rivoluzione boliviana. Il suo sguardo, quindi, si volge altrove in cerca di appigli…
"COME SI INCRINA UNA SPERANZA", Giovanni Allegretti , “Carta” 4/10 marzo 2004 anno VI n.9
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